L’energia di inizio anno.

In questi giorni mi sono svegliata con la lettura del diario estemporaneo di un viaggio di Emily Mignanelli. Lei fa la pedagogista ed è una di quelle persone che mi ispirano, perché non pretende di dare risposte ma pone tante domande, e queste domande non aprono porte ma universi interi di riflessione.
E una cosa che ho capito dal basso dei miei 41 anni (che potrebbero già rappresentare oltre la metà della mia vita vissuta – chi lo sa?!) è che bisogna circondarsi delle persone che ti pongono tante domande. Che ti spingono a porti tante domande.
Perché le risposte date dagli altri a me non sono mai appartenute, mentre mi sono sempre appartenute le riflessioni che nascevano nel mio cuore, e sento fortemente mie quelle scelte che mi hanno posta di fronte ai miei limiti, che mi hanno spinta a discernere tra ciò che era per me e ciò che era fuori di me.

Insomma leggendo il suo diario, tra immagini meravigliose di Firenze e profonda vicinanza ai concierge, mi sono chiesta: “E tu Laura come stai?
Apparentemente dopo due mesi di vacanza, come senti di aver speso questo tempo? Sei pronta per iniziare un nuovo anno? Non chiedetemi perché ma per me l’anno inizia a settembre. Il 31 dicembre avviene solo un passaggio progressivo, ma l’anno vero per me inizia ora, con la fine delle vacanze estive.

Ve lo chiedete mai “come state?”, una domanda vera, non quella tra conoscenti a cui rispondi con un velocissimo “Bene dai!
Ce lo chiediamo mai a che livello di energia stiamo? Quale è il livello di energia che portiamo nel mondo?

Io me lo sono chiesta, e la mia riposta è stata…che forse con questa energia che mi ritrovo oggi posso fare poco. Poteva essere un’estate magnifica, riposante piena di sole, mare e montagna e invece…
È stata un’estate faticosa, difficile. Ho incontrato lupi vestiti da pecore che mi hanno distratto da quello che doveva essere più importante: dedicare il tempo a me stessa, fare il pieno di energie. Ho speso il mio tempo a pensare come difendermi, a organizzarmi per uscirne intera. Ho sprecato, e non ho approfittato, dell’ossigeno che sono andata a cercare a 2000mt di altezza, quell’ossigeno l’ho impiegato per scavare nel mio cuore, far nascere parole che non potessero ferire ma che potessero mostrare la mia autenticità.

Quando sento che mi fanno del male, io non sono abituata a pensare ad una vendetta, sto con le mie ferite, cerco di ripararle, di abbracciarmi, di passare in rassegna cosa ho fatto e come l’ho fatto. Chi ha detto e cosa ha detto. La razionalità all’inizio mi aiuta a sedare le emozioni.

Poi c’è stata l’incredulità, di chi con stupore non riesce a comprendere come si possa credere a parole dette da chiunque (perché spesso crediamo veramente a chiunque) per costruire muri piuttosto che ad azioni concrete che hanno avuto l’obiettivo di aprire finestre. Ed ecco che basta che arriva uno, spara a zero, e a niente contano più tutto quello che hai fatto, detto, l’amore che hai donato, le parole che con cura hai scelto.

Poi c’è stata la fiducia, nella vita che non ti abbandona, che non lascia i suoi figli soli. E io ho scoperto di non essere sola, di essere solida, di non essere bandiera al vento che si fa trasportare da voci, aspettative, proiezioni, ho scoperto che sono salda, in me, nei miei principi e valori, forte di un pensiero intenzionale che non si è fatto guidare dalle mode del momento o dal bisogno di approvazione. Tenere viva la luce di un faro che guida le nostre azioni è un ancora, una salvezza, l’unica che può tenerci in piedi.

Quale è? Una cosa banale ma molto difficile: sapere il perché si fanno le cose.

Infine dunque è arrivato il coraggio. Comporta una grande volontà, la voglia di lasciare il pilota automatico per farti guidare da una qualità di presenza che ti cambia il modo di vedere i colori, esalta i sapori, ti radica a terra e i piedi diventano forti ma non pesanti, le braccia diventano rami protesi verso l’alto, il cuore centro pulsante di amore e perdono.

Non è sempre facile, è anzi molto doloroso incassare certi colpi bassi, e soprattutto è stancante. Perché tante energie vengono spese in parole, pensieri per difendersi da qualcosa che non si conosce. Ma riscoprire la propria forza è sempre un grande dono. E solo i lupi te lo possono fare (che poi a me piacciono i lupi, li adoro, sono curiosa e li studio. Li ho solo usati come esempio).

Quindi tornando al Diario estemporaneo di un viaggio Emily Mignanelli cosa prendo e cosa lascio. Lascio la compassione per i concierge, tengo la bellezza di Firenze e la voglia di ricominciare da me, ricercando la bellezza nel quotidiano.

Ringrazio pertanto quei lupi vestiti da pecora, che mi hanno ricordato che sono le azioni a mostrare chi siamo nell’intimo. A loro sono grata perché ogni sasso sulla strada può diventare salto e per me lo è stato, sono potuta tornare a me e io sono l’unica che non mi lascerà mai.

Ora bisogna pensare alle energie… vado a fare colazione.

Buona domenica.