Abbiamo così fretta che scrivano…

Questo è un articolo che volevo scrivere da tanto tempo, e a cui tengo molto. Nel farlo sento nascere in me quella sensazione di chi ha fatto una grande scoperta e ha bisogno di condividerla. Perché? Per lo stesso motivo per cui nasce questo sito: offrire un mio contributo sul mondo dell’educazione a tutte quelle persone che per tanti motivi non se ne occupano professionalmente ma se ne stanno occupando praticamente.

Sono molto grata alla possibilità di accedere a conoscenze e percorsi che mi aiutano a riflettere sulle intenzioni delle mie scelte, e siccome riguardano tutti, sento l’urgenza e il dovere di condividerle.
Ciò che potrà seguire, ovvero fare riflessioni, posso interrogativi, adottare nuovi comportamenti, è una responsabilità del tutto personale. E non mi permetterò mai di giudicarla. Ognuno sa cosa può e deve fare per sé.

Oggi vorrei parlare di un comportamento totalmente naturale, a cui i genitori per altrettanto naturale inesperienza espongono il bambino, senza considerare che potrebbero produrre effetti negativi e incidere anche sul futuro successo scolastico del figlio.

Guardate la foto qui sopra:
Se voi foste un genitore, zio/a, nonno/a, educatore o insegnante, quale dei due tipi di colori regalereste ad un bambino dagli 0 ai 6 anni? Con quale dei due colori fareste giocare il bambino in un pomeriggio di pioggia? Perché?

Quello che spesso accade è che uno dei primi regali che vengono fatti ai bambini siano proprio i colori di destra, i pennarelli a spirito per intenderci. E per di più Jumbo.
E non c’è regalo meno adatto per quella età!!!

Proviamo a riflettere insieme su vari aspetti:
Guardate la foto. Pensate alla mano di un bambino di 1 anno di età.
Scegliete il tipo di colore secondo voi più adatto a quel bambino, a quella mano.
Sono certa che avete scelto i colori a pastello. Soprattutto per la loro misura, più vicina alla mano di un bambino. Eh si, perché scrivere è l’ultimo stadio di un lungo processo che richiede molte competenze: ecco perché io credo che non sia necessario esporre i bambini precocemente all’uso di penne, colori, ecc. ma proporre quante più attività propedeutiche all’uso della matita/penna e ad una sua corretta prensione.

Tra i 18 e i 36 mesi le mani del bambino dovrebbero poter lavorare, oltre che con i travasi, anche con allacciature, bottoni e nastri. Tutto ciò che è piccolo può già sostenere l’acquisizione della corretta presa a pinza. A Natale, un buon esercizio in questo senso sarà proprio quello di lasciare che il vostro bambino sposti le palline da un ramo all’altro distribuendole secondo un suo preciso ordine.

La penna, questo strumento magico che permette ai pensieri di fermarsi sulla carta, è un oggetto che i bambini dovrebbero iniziare a usare solo in un secondo momento, dai 2 anni e mezzo; nel periodo precedente (che è puramente indicativo) dovrebbero poter sperimentare i colori a dita, colori a cera piccoli, colori a pastello piccoli. Più sono piccoli, consumati, più aiutano il bambino in maniera del tutto indiretta, e senza nessuno sforzo, a esercitarsi nella presa corretta.
PS: 10 è il numero ideale di colori da mettere a disposizione del bambino (così potrà anche iniziare a interiorizzare il concetto di decina – ma questo discorso merita un articolo a parte).

Ma perché sono migliori i pastello dai colori a spirito? I colori pastello richiedono un maggiore allenamento della mano rispetto ai colori a spirito: il bambino, per imprimere il proprio tratto, deve fare forza e questo permette al bambino, in modo del tutto naturale, di sviluppare forza e resistenza nelle articolazioni fini della mano, utili per scrivere ed evitare i cosiddetti “crampi dello studente” che già nei primi anni della scuola primaria creano molti problemi. Se un bambino associa all’esperienza dell’apprendimento della scrittura la fatica, tenderà a non ripetere l’esperienza, mentre un bambino che associa alla stessa esperienza curiosità, gioia, soddisfazione (e non dolore), grazie ad un buon allenamento della mano (fatto nel periodo 0-6), tenderà a ripetere quell’esperienza, ad amare la scrittura e continuare ad usarla come mezzo per esprimere se stesso, i propri sentimenti, favorendo i processi di autonarrazione.

L’autobriografia ha un valore terapeutico.
Perché non basta avere qualcosa da dire o voglia di raccontarlo, affidando i propri pensieri a un foglio di carta o a una pagina elettronica.
Scrivere di noi e della nostra vita passata sollecita una maturazione interiore.
Duccio Demetrio

Contemporaneamente a queste attività legate alla scrittura in modo diretto, è necessario proporre al bambino attività “pericolose” come l’uso del coltello e della forbice, della grattugia e dello schiaccianoci, in modo da esercitare tutta la muscolatura delle mani, la mobilità e il controllo del polso e delle braccia, oltre a sviluppare la concentrazione, l’autonomia e la prudenza. Preparare dei semplici biscotti natalizi può diventare un importante momento di condivisione in famiglia e un ottimo esercizio per la muscolatura fine della mano, anche questa volta in maniera indiretta e senza nessuna fatica.

I pennarelli a spirito non sono demonizzati, per carità! Qualsiasi forma di rigidità in educazione è bandita, ma è importante conoscere che cosa può favorire o ostacolare un processo di apprendimento. Come genitori dobbiamo domandarci chi è per me il bambino? Come lo sto guardando? Quali sono i suoi veri bisogni? Cosa posso fare per renderlo capace di scegliere e ascoltare le sue esigenze? Saranno proprio le risposte a queste domande che ci permetteranno di operare scelte quanto più vicine all’autentico bisogno del bambino.

2 risposte a “Abbiamo così fretta che scrivano…”

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