Parlare di scelta ai bambini è educarli al desiderio.

Vuoi davvero lasciare ai tuoi occhi solo i sogni che non fanno svegliare? – F. De André –

Da quale età possiamo iniziare a parlare di scelta per i bambini? E che cosa c’entra con l’educazione al desiderio?
Possiamo iniziare a parlare di scelta più o meno da quando cominciamo a pensare che i bambini facciano i capricci (che poi i capricci non esistono!).

Quando un bambino sta mettendo in atto comportamenti poco graditi al genitore o vietati, oppure sembra agire con aria di sfida, io credo che come adulti abbiamo due opzioni: perdere le staffe, usare un linguaggio giudicante e mortificante nei confronti del nostro bambino, esponendolo ad un clima aggressivo, oppure possiamo agire diventando l’adulto di cui avevamo bisogno quando eravamo bambini.
Se vogliamo veramente sostenere lo sviluppo del bambino che abbiamo di fronte dobbiamo scegliere la seconda opzione.


Come?
Aiutandolo a diventare consapevole del suo comportamento, raccontandogli cosa vedete, immaginando cosa sta accadendo e cosa state vivendo come adulti: “Stai piangendo molto, forse sei stanco.”, “Mi dispiace molto, ti sta aiutando questo abbraccio?”, oppure “In questo momento vedo che non vuoi unirti a noi, scegli tu quando farlo. Noi ti aspettiamo”, oppure, state facendo una passeggiata e vostro figlio si ferma ad ogni foglia (a volte sono veramente troppe!): “Tutto quello che stai vedendo è molto interessante, ma ho voglia di fare una corsetta, ti va di farmi compagnia?” oppure ancora, se il bambino continua a piangere e non sapete che fare, non fate niente. Confermate la vostra presenza, “mi dispiace che tu stia piangendo, in questo momento non capisco cosa tu mi voglia dire, ma sono qui e se vuoi posso abbracciarti!”
Io sono una delle persone che sostengono che non solo la qualità fa la relazione, ma anche la qualità. Devo ammettere però che molto tempo senza qualità è decisamente peggiore della condizione di poco tempo ma di qualità.

Come si fa a rimanere calmi? Come si fa?
Credo che alla base ci sia un fattore individuale, ovvero dipende da quanto sono stati pazienti con noi i nostri genitori o le figure che ci accudivano. A quale ambiente educativo siamo stati esposti? Se avremo interiorizzato modelli di accoglienza, tolleranza, pazienza, sarà del tutto naturale per noi essere pazienti, comprendere il momento “NO” dell’altro e provare a cercare un modo per entrare in relazione con l’altro.
Se invece abbiamo avuto genitori, o figure di riferimento, poco pazienti dovremo impegnarci molto, perché saremo meno tolleranti di fronte l’errore, l’attesa e tutto ciò che “non fila secondo i miei parametri“, Io credo sia importante garantire un modello positivo ai nostri figli, sostenere in loro lo sviluppo della tolleranza, della pazienza.

Dunque cari genitori iniziamo a integrare l’idea che i figli sono individui e iniziamo a comportarci con loro come se non fossero i nostri figli. Di solito è molto difficile che perdiamo la pazienza con gli estranei!!! Quindi meglio considerarli estranei.

Cosa fare?
Quando sentiamo che stiamo per esplodere e che non ce la facciamo più, cerchiamo di spostare l’attenzione dal comportamento all’azione che possiamo compiere. Evitiamo di iniziare a giocare una partita a tennis e iniziamo a scegliere noi stessi. Che modello genitoriale vorremmo essere?

Provate a ritornare all’età di vostro figlio, immaginatevi nella situazione tipica che vi fa saltare i nervi, immaginate di essere vostro figlio.
Entrate in ascolto di voi stessi, siete quel bambino, in quella situazione, come vorreste che vostra madre o vostro padre vi parlasse? Di che cosa avreste bisogno in quel momento?
Se riuscissimo a fare questo piccolo esercizio cambieremmo subito modo di porci nei confronti di nostro figlio, perché prendendoci cura di lui, ci prenderemo cura di quel bambino che alberga ancora in noi e che forse non sempre hanno avuto una mamma e un papà che lo hanno ascoltato.

Come un fuoco dimenticato, l’infanzia può sempre divampare nuovamente dentro di noi. – Gaston Bachelard –

E quindi? cosa c’entra questo con la scelta e il desiderio?
Un bambino compreso, un bambino ascoltato e considerato, è un bambino a cui viene riconosciuta la sua condizione di individuo unico e irripetibile, il diritto di non essere d’accordo, di esprimere la propria opinione. Sarà un bambino che crescerà con la percezione di essere ascoltato, reso partecipe, potrà costruire una positiva immagine di sé che gli permetterà di essere sereno nell’esprimere i proprio bisogni, di vivere in modo autentico alla ricerca della propria felicità, anziché dell’approvazione di un adulto che non lo ha riconosciuto quando era bambino.


E come si fa a parlare di desiderio se non si è mai parlato di scelta?
Io credo che promuovere nel bambino la capacità di operare scelte significa implicitamente avere fiducia in lui, nella sua capacità di discernere. E questo può partire dagli 0 anni, perché ovviamente saranno scelte possibili per l’età del bambino. Io dubito fortemente che un bambino a cui venga negata la propria capacità di scelta sia un bambino che potrà poi avere una buona percezione di se, che possa esprimere la propria opinione senza temere il giudizio altrui. Io credo che sostenere la scelta nel bambino significhi assolutamente sostenere lo sviluppo del coraggio, dell’autodeterminazione e la verbalizzazione dell’adulto di ciò che accade in lui, può avviare la capacità di riconoscere i propri bisogni.

Si, ma che c’entra?
Che cosa fanno gli adulti che non sono stati ascoltati? Vivono alla ricerca dell’approvazione altrui. Non ne sono consapevoli, hanno smesso di sentire i loro bisogni nel momento in cui la figura di riferimento non lo ha ascoltato o ha fatto finta di non sentirlo. Da quel giorno il bambino ha iniziato un lento e irreparabile distacco da se stesso che per ritrovarsi non saranno sufficienti le molliche di pane lasciate sulla via. Al contrario, un adulto che è stato un bambino ascoltato, riconosciuto, un bambino che è stato aiutato a leggere i propri bisogni, sarà un adulto probabilmente più felice, perché avrà chiari i suoi bisogni, si sentirà autorizzato a soddisfarli e sono quasi certa che sarà più felice, perché anziché essere alla ricerca di qualcuno che lo veda e che gli dia un riconoscimento, potrò vivere con coraggio la propria vita, nella pienezza di una scelta.

Piccolo esercizio per casa:
Scrivi una lettera a te stesso e descrivi con aggettivi come vorresti che tuo figlio o tua figlia, o i tuoi figli, parlassero di te.
Dopo aver fatto un elenco di caratteristiche che ti attribuiscono e che tu desideri, immagina cosa puoi fare da oggi per diventare quella mamma lì. É sempre il futuro che determina il presente, non il contrario.

Il guerriero sa che è libero di scegliere ciò che desidera: le sue decisioni sono prese con coraggio, distacco e, talvolta, con una certa dose di follia.
-Paulo Coelho-


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