Invece di dire…prova a dire #1

Quante volte ci è capitato di ascoltare o dire frasi del tipo: “fa sempre il contrario di quello che gli dico!” oppure “se non fai questo niente tv per una settimana!”, “Si fa così perché lo dico io!”.

E quante volte vi capita di dire: “Avevo giurato che non avrei mai fatto come i miei genitori!!!” 

Obiettivo di questo articolo è: come costruire una relazione collaborativa con tuo figlio o tua figlia senza passare per minaccia né ricatto, perché dire: “se fai questo ti do una sculacciata”  oppure “smettila o vedrai come mi arrabbio!!” è una minaccia (per non parlare di quei poveri lupi cattivi che vengono in aiuto di genitori sull’orlo di una crisi di nervi), e dire: “se vuoi questo devi fare quello” è un ricatto. Non ci scandalizziamo per i termini che sto usando, perché questo sono: minaccia e ricatto.

Questo è il momento di scegliere: voglio educare mio/a figlio/a a minacciare e ricattare? Oppure desidero che mio/a figlio/a possa instaurare rapporti di collaborazione con le persone che incontra? Vivere legami in cui c’ uno che comanda e che subisce oppure basati su un rispetto reciproco?

Iniziamo da una domanda: se uno si avvicina a me e mi dice: “guarda che mi arrabbio eh!? Come risponderemmo? Probabilmente “fai tre fatiche!”…ecco, questo è esattamente quello che ci vorrebbero risponderci i nostri figli, ma nella maggior parte dei casi sono molto educati, ci amano, e ci accontentano, o al massimo si oppongono. “Cosa posso fare dunque per farmi ascoltare da mio figlio?”, perché il focus non è sul fatto che il bambino non ascolta, ma cosa posso fare per modificare la situazione? L’adulto deve ricordare che di fronte a sé c’è un bambino che prova sentimenti ed emozioni con la stessa intensità degli adulti, ma senza filtri. È importante dunque fronteggiare le situazioni critiche con pazienza, comprensione, incoraggiamento, i modi per capirci che generalmente abbiamo con chi è “fuori casa” (colleghi, clienti, ecc) ai quali non diremmo mai “basta!”, “piantala!”, “non fare capricci!”, “sei un monello!”. Una persona che si sente compresa, accettata, non ha bisogno di opporsi e di mettersi sulla difensiva. Cambiare qualcosa di ciò che diciamo, come lo diciamo, può fare la differenza. In un rapporto non è “cosa dici” ma “come lo dici” a fare la differenza. 

Cosa puoi fare per sentirti ascoltato:

  1. Abbassare il tono di voce: se urli verrai ascoltato meno. Le urla generano rumore e confusione mentale al bambino. Parlare a bassa voce catalizza l’attenzione del bambino, che per ascoltarci deve smettere di fare qualsiasi cosa, si bloccherà, per indirizzare tutta la sua attenzione ed energia verso il messaggio che gli stiamo inviando.
  2. Usa un tono di voce calmo e pacato. Tu sei in grado di accettare il consiglio di chi te lo dice urlando?. 
  3. Abbassatevi all’altezza di vostro figlio o prendetelo in braccio, in modo che gli occhi siano sullo stesso piano. In caso di figli adolescenti o preadolescenti provate a mettere una mano sulla sua spalla mentre gli parlate, con un tocco deciso e fermo. 
  4. Semplifichiamo il messaggio. Frasi elaborate rischiano di far perdere l’attenzione dell’altro. Adotta frasi semplici, dirette, con un linguaggio adatto all’età, ma evitiamo di usare parole come “bau bau” o che fa riferimento a una lingua che non esiste. Evitiamo sermoni. Chiediamoci prima che cosa voglio, quale è il mio bisogno e andiamo dritti al punto. Facciamo “goal” senza inutili giri di parole.
  5. Specifica cosa vuoi che il bambino faccia non il contrario. Invece di dire: “non andare in mezzo alla strada” prova a dire “stai sul marciapiede”. Invece di dire: “non tornare tardi” è più efficace “Ci vediamo alle 18, in punto.” (Questo funziona anche con gli adulti)
  6. Prenditi un tempo e uno spazio se devi comunicare, spiegare o raccontare qualcosa di importante. Chiedere “hai tempo di ascoltarmi?” vi garantisce di sapere se l’altro è disposto ad ascoltarvi e non vi espone alla frustrazione che spesso si trasforma in rabbia verso l’altro perché non vi siete sentiti ascoltati.
  7. Abbassare il tono di voce: se urli verrai ascoltato meno. Le urla generano rumore e confusione mentale al bambino. Parlare a bassa voce catalizza l’attenzione del bambino, che per ascoltarci deve smettere di fare qualsiasi cosa, si bloccherà, per indirizzare tutta la sua attenzione ed energia verso il messaggio che gli stiamo inviando. Usa un tono di voce calmo e pacato. Tu sei in grado di accettare il consiglio di chi te lo dice urlando?

Queste semplici, e non esaustive, strategie sono praticabili da subito, sta a te scegliere se iniziare. Puoi cambiare il modo di sentirti in relazione con l’altro da te, ma nessuno può agire al posto tuo. All’inizio sarà difficile e per niente naturale ma se sarete costanti diventerà automatico e pian piano vi sentirete più spontanei. 

Fai attenzione ai tuoi pensieri, perché i tuoi pensieri diventano le tue parole.
Fai attenzione alle tue parole, perché le tue parole diventano le tue azioni.
Fai attenzione alle tue azioni, perché le tue azioni diventano le tue abitudini.
Fai attenzione alle tue abitudini, perché le tue abitudini diventano il tuo carattere.
Fai attenzione al tuo carattere, perché il tuo carattere diventa il tuo destino.
(Lao Tzu)

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