Come spegnere un bambino.

Li vogliamo, li desideriamo, gli diamo un nome quando ancora non abbiamo un padre, ci emozioniamo al pensiero di quelle manine cicciottelle, li sogniamo teneri, coccoloni, immaginiamo una vita insieme piena di sorrisoni, momenti spensierati e instagrammabili e poi….arrivano!
E tutto cambia.

Il sogno immaginato si infrange e ci ritroviamo nella realtà.

Soffriamo per il venir meno improvviso dei nostri spazi, della nostra tranquillità.

Scopriamo che dormire è un ricordo e le occhiaie diventano un nuovo accessorio da portare senza vergogna.
Di notte non si dorme e di giorno….oddio quanto si muovono! Quanto urlano! Quanto disordine! Mettono le mani dappertutto, fanno dei pasticci incredibili. E le schifezze poi…non ne parliamo!
E se vogliono una cosa? Non la chiedono, la urlano, piangono, sbraitano ovunque si trovino. Certe figuracce!!!

Ci sono momenti in cui il nostro sguardo non è più tanto amorevole e ci ritroviamo in preda a crisi di nervi, frustrati, stanchi: “Mi devi rispettare, sono tuo padre/tua madre!”

I bambini sono maestri, non perdono occasione di dimostrarci che l’autorità che rivendichiamo, auspichiamo, è solo un’illusione.
Ci insegniamo che le cose vanno chieste in modo diverso. In un modo rispettoso, chiaro, gentile, proprio come vorremmo che qualcuno si rivolgesse a noi.

Cosa fare?
Reprimere o adattare il mio modo di educare?

Adattare a cosa?
A me stesso, ai miei limiti.
Ai miei figli.
Al contesto in cui vivo.
Alle risorse che ho.
Qualcuno ci prova a fare questo sforzo. 
A volte ha successo, a volte no. Qualcuno ci riprova, qualcuno no.
Ma allora come li gestiamo questi figli? 

FACILE! Oggi siamo in possesso di uno strumento che da 0 anni può cambiare la vita di un genitore alle prese con un figlio che “vole fa quello che je pare”.

SI CHIAMA: SMARTPHONE.

È un attrezzo venduto come telefono ma usato per tutto tranne che per telefonare.

Va bene sia d’estate che d’inverno.

Si può usare in casa, al parco, al ristorante, al museo, a casa degli amici, parenti, in fila dal dottore o mentre ti fai l’aperitivo, insomma ovunque.
È adatto a qualsiasi età e ha un effetto immediato: ti libera dal figlio per tutto il tempo che vuoi. Spesso te lo dimentichi proprio!

Che figata eh!

Si, una vera goduria. 

Possiamo finalmente fare i genitori senza tutte le rotture dei genitori, portarci dietro questi nani senza perderci tempo, energie, risorse. 

Cosa succede al bambino? 

Il bambino viene spento. L’effetto dello smartphone è quello di renderlo un ameba, un vegetale senza bisogni, né desideri, irritabile, senza creatività.

Chi non vorrebbe un figlio così…no?!

Quando ci accorgiamo che sono abbastanza annoiati, spenti, inattivi e poco inclini a qualsiasi attività li vogliamo attivi, performanti…insomma vorremmo che da burattini diventassero bambini/individui.
Come possiamo pretendere che diventeranno adulti in grado di sperimentare il mondo se come genitore gli ho mostrato che:
– “chiedere si, ma non troppo perché senno mi rompi”
– “la tavola non è un momento conviviale ma un nuovo momento in cui guardare video, mandare mail, ecc”
– “Sai benissimo scrollare e giocare sul telefono ma non hai la benché minima idea di dove siano i bicchieri per dissetarti, né allacciarti le scarpe”

Continuo? NO! Ci siamo capiti.

COSA FARE?


Nonni, genitori, zii, baby sitter è il tempo
di favorire lo stare fuori, l’esplorazione all’aria aperta, nel bosco o al parco. Ascoltiamo i suoni della natura, osserviamo i fiori che nascono lungo le aiuole, nel campi: impariamo il loro nome, raccogliamoli e portiamo a casa un po di bellezza. Guardiamoli, godiamocela.
E se piove? Giochiamo a carte…ne esistono di tantissimi tipi.
“Perdiamo tempo” con i bambini, che poi è un “investire nella relazione”; cerchiamo di non avere fretta di piazzarli da qualche parte, di riempire gli spazi vuoti: stiamo con loro, impariamo a chiedere il perché delle cose: “Come mai…?”, lasciamo che ci dicano la loro opinione, favoriamo la nascita di un pensiero critico, riflessivo, scientifico.
Abbandoniamo i cellulari sulla mensola, dedichiamo un tempo esclusivo ai bambini.
Hanno bisogno dei nostri occhi, della nostra totale attenzione.

Lasciamo che giochino con con gli insetti, i legnetti, l’acqua, diamo loro il tempo di annoiarsi, perché dalla noia nasce l’idea di un gioco nuovo.
Narriamo loro storie lontane che hanno un sapore dolce, di quelli che non vorresti smettere mai, riappropriamoci di un modo di stare con i bambini che oggi sembra in disuso: insegniamo ai bambini il so-stare nella relazione. Manteniamoli accesi.

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